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Iniziò tutto come in tutti i grandi amori, attraverso incontri casuali e curiose
coincidenze che come per magia hanno portato ad una felice conclusione e
ad una meravigliosa avventura.
Infatti fu per una coincidenza che arrivammo a Spineto, una Abbazia
Vallombrosana antica di quasi mille anni, situata a 650 metri sul
livello del mare, in una valle ai piedi del Monte Cetona.
Vedemmo per la prima volta l’abbazia in una limpida mattina d’inizio primavera; le sue imponenti e austere mura, appoggiate su uno dei panorami più affascinanti e dolci del sud della Toscana; tutto intorno era un esplosione di nuovi impulsi della natura.
Regnava un grande silenzio, avvolgeva le grandi mura grigiastre… non c’erano segni di vita, salvo l’improvviso guizzo di una lucertola sulle mura calde di sole, o il grido del fagiano che rompeva il silenzio di quel letargo.
Decisamente non era quello che noi stavamo cercando: l’Abbazia appariva enorme, troppo grande per noi con i suoi 4300 metri quadrati di superficie, 13 poderi e oltre 800 ettari di terra! Era assurdo… eppure in mezz’ora abbiamo scelto di cambiare la nostra vita: l’abbazia sarebbe diventata la nostra nuova casa.
Iniziarono così i tre anni più lunghi e allo stesso tempo più esaltanti della nostra vita: anni intensi e impegnativi. Spesso pensiamo a quel momento e ci chiediamo cosa ci ha stregato tanto da farci decidere di cambiare al nostra vita; certamente non abbiamo subito solo l’incanto di una “valletta amena lontano da cittade e da villaggi “ come dice Torquato Tasso.
Abbiamo scelto qualcosa di diverso da un semplice luogo in cui
vivere; siamo stati catturati dal genius loci, forse energie, presenze
del passato che reclamavano di vivere ancora, di tornare alla vita
in un’era moderna dando testimonianza del passato, aiutando a vivere
con coerenza il tempo presente.
L’obiettivo era la realizzazione di un centro efficiente, polifunzionale in grado di offrire uno spazio contemporaneo adatto per scambi culturali, per l’introspezione, un luogo dove abbandonare il peso del quotidiano e ricaricare le batterie, un punto d’incontro tra uomo e natura.
Certe sere, se ci attardiamo nel cortile dell’Abbazia, torno con la mente a figure silenziose che si muovevano su brevi e rapidi passi, sfiorandosi con parole appena sussurrate, le braccia conserte, nascoste da larghe maniche …
e sono certa che sarebbero soddisfatti.
M.C.



